mercoledì, 08 aprile 2009
Posso creare suoni e immaginarli di gomma,
nella mia testa,
ma fingo inquietudine all'idea del rifiuto &
su questi tetti mi sgonfio e mi gonfio, mi gonfio
al clamore umano di un dubbio banale.

Una tempesta elettrica si annuncia tra piccole bollicine di impulsi che
mi si rivelano davanti agli occhi;
il tuo piacere distratto eccita & stordisce -
cane lasciato solo non sarai il tuo pasto &
la discesa é ripida dai picchi di sale.

Tre cinquine per due sensi ed un desiderio segreto.
Abbiamo pance piatte, gonfie;
mani d'armonia, d'ossa e d'artrosi;
sei un nervo scoperto ed un seno rosa,
un punto che sogno di unire.
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sabato, 14 marzo 2009

Everything sounds and looks like it happened centuries ago. Ho raggiunto un punto in cui con la coda dell’occhio mi accorgo di quanta strada ho fatto.


Non la posso più ignorare - devo voltare lo sguardo e guardare la curva panciuta della mia evoluzione sotterranea.


Strada percorsa principalmente per il gusto di camminare. Ho corso rapido e tutto sommato preciso verso una meta che non mi ero mai realmente prefissato.


Semplicemente, a volte mi rendo conto di quanto ho camminato, che sono in vita da 31 anni.


Sarà banale ma è necessario che scarichi ed installi la versione 2.0 perchè quella vecchia non funziona più bene nell’attuale scenario.


L’amore non mi ha deluso perchè non l’ho ancora incontrato. Anche se a volte Sarah mi manca da stare male e se vedo una sua foto mi si attorciglia un brutto nodo nello stomaco. Un nodo pesante e umido che mi sospira di tutti i suoi sorrisi - che non vedro’ più, che non saranno più per me.


Necessito un cambiamento di prospettiva; questi muri bassi mi comprimono la testa, mi impediscono di estendermi & correre.


Mi sono isolato - mi sono rinchiuso.


Ho una tristezza che mi grava nel cuore, da un mese a questa parte sono depresso, stanco, terribilmente noioso, petulante, pigro, poco brillante, discontinuo e ripetitivo.


Pare che voglia andarmene ma non so dove; non so scegliere. Le settimane scorrono ed il tempo rimane chiaramente una mia ossessione.


Come un gioco lisergico alla fine della notte: irrisolvibile - ma la soluzione appare misteriosamente vicina.


 [Ho sostituito un volo nel vuoto con un viaggio per il quale ho paura di partire]


 Ah, il padre,

La famiglia che ignori,

La lontananza che si svolge come una retta,

Due per due & una danza morbida –

raro sguardo che ti bacia le tempie.

 

Mi servo diverso. Più attento, meno attendista. Più coraggioso.


Alla dea chiedo luce.

martedì, 03 marzo 2009
Mi rendo conto inaspettatamente che veniamo da mondi totalmente diversi. La consapevolezza mi ha investito questa mattina mentre ascoltava D'alema dire 'cose di sinistra', Moretti sarebbe contento di sapere che l'attuale Presidente della fondazione 'ItalianiEuropei' ha detto cose tipo che a) esiste un deficit di giustizia sociale e che l'attuale crisi ha origine nelle classi più povere della società americana ed è stata aggravata dalle istituzioni finanziarie  - e b)  che negli ultimi anni l'aumento della diseguaglianza sociale in alcuni grandi paesi occidentali, tra cui gli USA, è stata eclatante  ed ha messo in luce la relazione tra tale aumento  e la produttività del lavoro.

In ogni caso, non è questo il punto.

Il punto è lo scontro di mondi diversi. Io giro tra istituzioni europee, uffici di rappresentanza e dibattiti mentre tu te ne stai a casa, statica, aspettando pazienti. Il tuo mondo è intimo, forse un po' provinciale,, domestico, nazionale e cosi' poco europeo da lasciarmi interdetto. Tu dici 'bourgeoise' ma io lo vedo come un bourgeoise di cento anni fa, cieco e troppo legato al territorio locale. Tutto sommato, è poco interessante. Rappresenta la piccola borghesia e non la grande nobiltà.

Se fosse la grande nobiltà lo capirei, si intende, ma cosi' no e mi fa anche un po' pena.


Il mio mondo è Europa. Poliglotta. Socialista. Forse naive all'apparenza di una qualsiasi serata di chiacchiere tra amici ma non sottovalutare il significato che
rappresenta per il futuro dell'Europa una riunione di trentenni italiani, inglesi, americani, canadesi, spagnoli e belgi che parlano lingue che non sono le loro e scambiano opinioni sul Ruanda o sul piano economico americano .

Noi siamo il futuro.

E se il futuro ti spaventa, non lo capisci o ti fa sentire come 'una che non c'entra', mi dispiace ma è un problema tuo.

lunedì, 05 maggio 2008
mettiamoci insieme.

da un giorno all'altro, senza preparativi o buffi convenevoli.

e poi inventiamoci un modo per vivere più vite possibili.
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martedì, 11 marzo 2008

Una malinconia dell’autunno1985 che mi scava nell’anima, un giorno di marzo. Nel 2008.

Genova persa. Bruxelles attuale.

Oggi camminavo nel freddo e nella pioggia sottile con le mie clark’s e la mia giacca di velluto da inglesissimo professore di fisica. Camminavo nella mia malinconia. La conosco così bene che abbiamo iniziato a darci del tu, qualche anno fa, e ci siamo scoperti sempre più vicini fino al momento in cui ho capito che io sono la mia malinconia.

Oggi mi sono perso nel tempo della mia memoria, senza ricordi particolari sono tornato a quello che ho identificato come l’autunno del 1985; odore di pioggia e traffico in Via XX Settembre, forse in giro con mia madre. Un bambino che guarda tutto con stupefatta meraviglia sentendo che tutto è dietro l’angolo, ma ancora così distante. Da piangere di vita. Dio santo. Piangere di vita, qualsiasi cosa significhi per te questa cosa.

Per me è sentire che la mia anima è più vecchia della mia mente e del mio corpo.

Sono note che ho già sentito.

Un’emozione già gridata al vento, a pieni polmoni, senza paura.

Una faccia che ho già visto bruciata, anche se forse non era la mia ma era vicina abbastanza da raccartocciarmi d’orrore anche secoli dopo.

Noi siamo la resurrezione.

Pasticci di colore all’imbrunire. Siamo

foglie, guglie, gargoyles, statue, marmi, vernice pastosa che

ci attorciglia la vita

come un ghirigoro d’oro.

Ho visto un futuro che non voglio farmi scappare, in qualsiasi forma esso voglia venire da me. L’ho intravisto nell’autunno del 1985, senza capirlo, con gli occhi di bambino. L’ho rivisto oggi, nel marzo del 2008, con gli occhi dell’uomo che sono. L’uomo con le farfalle che pazze gli svolazzano in pancia, l’uomo che sono, l’uomo che ho bisogno di mostrare a te, donna che mi ispiri e mi fai tremare nella musica di qualcun altro.

domenica, 03 febbraio 2008
se non hai nulla da scrivere NON SCRIVERE.


martedì, 22 gennaio 2008

1.

...

Q dopo gli attentati di Londra

K si, ma come hai fatto a trovarlo? come è successo?

Q un amico un giorno mi fa "hai visto, ti hanno commentato in centinaia"

io dico dove

lui dice quel post sugli attentati a londra

io dico ma non mi pare che sul blog ci fossero centinaia di commenti, non c'é il link da nessuna parte, ne sono a conoscenza solo una manciata di amici

K che vuoi che ti dica, vuol dire che qualcuno l'ha letto, l'ha copiato e messo nella bacheca discussione

Q e che è la bacheca discussione?

K tipo forum yahoo - robe del genere

Q ah

K va bè no?

Q ma si, non mi ricordo nemmeno quello che avevo scritto

K questo è impossibile

...

2.

(ha le ciglia a metà)

va bene ascolta, è diventato buio all'improvviso:

tutto troppo silenzioso per essere oggi per davvero;

(chi era "confettuccio"? dio, non mi ricordo)

c'è questo odore che anche se annuso non capisco da dove venga,

odore tipo fantasia smorzata - avvelenata - quasi trucidata

(è ciclico d'accordo ma ho sentito un trillo e ci sono coincidenze che non possono essere coincidenze)

& la testa vola a tottenham

perchè la chiamate cerimonia?

l'ha chiamata cosi' anche lui, credo che "matrimonio" non vada bene

ah

mother-in-low, daddy has to go

(e poi le cose succedono, lo sapevi?)

la mamma è giù, papà seguila

perchè

oddio oddio oddio

qualcuno qui ci rimette le penne

oddio oddio oddio

qualcuno CREPA

e magari ci salva tutti  - prima che l'ovale diventi palla

(basta non farsi prendere dall'ansia)

...

3.

si ok, qui l'applauso ci sta grazie. scusate se mi fumo una sigaretta, a teatro si puo' ancora. no non è vero. almeno voi non potete. io si. privilegi da palcoscenico. furbizie nero su bianco. contratti svegli. mi chiedevo: in quanti l'hanno capito il gioco di parole mother in low - mother in law? lei signora? ah bè, complimenti, anche lei si scolava 12 pinte di lager guardando il west ham a bethnal green, si scoppiava un paio di bustine di gianluca vialli e finiva a soho scoprendo che sua cugina si faceva di speed? no? ah andrew lloyd webber, fare la coda nel west end tra i turisti americani. mmm. si lo so. ah certo che lo so. guardi come spengo la sigaretta, non la irrita, signora? questo mio fare supponente, non le da allergia? no, mi scusi, è che sono a corto di argomenti e quando ho fame attacco. sono un carnivoro, dopotutto. ma se mi mettono un guinzaglio obbedisco. non ci crede? bè, con tutto il rispetto, a lei non obbedirei nemmeno per un minuto. il leone deve rispettare il suo domatore. averne paura. amarlo un po'. poi gli stacca la testa. già. no, no; gliela stacca di netto. zac. secco. la sgranocchia nella penombra terrorizzata di un circo che sa di noccioline e sterco di elefante. la vita è ingiusta per la maggior parte della gente. ma visto che è cosi', bisognerebbe impegnarsi per trovare la cosa eccitante. si, si. ho detto eccitante. non so perchè. spengo la siga. ignoro il mal di testa. sorrido per un istante e lascio libero il palco - che dio ti allevi. cazzo, Eco.

...

4.

Are you still paying too much for your mortgage?

All men wish it was large..

75% 0FF S ALE on P fizer

Respond to your looan application.

ahahahahahahahahhahahahahahahahahahhaha

ok ora sclero per davvero

sono le 18.15 di un martedi di gennaio

dicono che la terza settimana di gennaio sia la peggiore dell'anno

ma dicono sempre qualcosa

e la maggior parte sono idiozie -

giro e guardo foto: perdo tempo

decido e attacco quadri: inutile

gocciolo di noia: inevitabile

quando

I managed to escape
to end in a bigger cage
 
they fed me with velvet flies
fed me with packs of lies

...

 

 

 

giovedì, 13 dicembre 2007
Pacifici & non violenti come dovremmo tutti essere
Se non fossimo ciechi e sordi e muti nella nostra finta
Gigantesca
Soffocante città di provincia europea
Col sole che si nasconde
E ti sorprende
A parlare del tempo come un povero coglione che sparge briciole per i piccioni
 
Caos & precisione con un sorriso – sorseggiando soma in giardino
Mio dio sono vivo davvero e sto buttando tutto nel cesso
Perchè ho paura del tempo che ticchetta nella testa
E non sono certo – davvero non sono del tutto certo
Che avro’ poi tutte queste altre possibilità alla fine
vedi - almeno parlo di me e non ho paura
 
Il percorso a ostacoli di cui parli non mi tange
Sei debole & volgare & nascondi una paura fottuta
Che io annuso nell’aria
Preludio di morso alla trachea
Su un divano che odio tu abbia visto
 
No il punto non è che nessuno ha paura di restare solo
Prenditi il tuo tempo e dipingiti il volto
In un’atona castità di progetti
Io
Sono un finto io ed un vero te stesso
 
No il punto non è che abbiamo paura di restare soli
All’ombra della croce – con una mezzaluna a squarciarci il cuore
La verità sta ad est e passa per ovest
& non esiste mai perchè tutto è così relativo da farti impazzire quando lo guardi negli occhi
Uccidimi
Cazzo uccidimi davvero
Invece di giocare con gli spilli – ho l’anima piena di buchi & perdo sensazioni
Che colano come il tuo piacere osceno
Sulle mie coperte
sabato, 03 novembre 2007
lavorare in silenzio
va bene, che bel segreto;
ma tu stai fermo & aspetti & ti lamenti & non vai da nessuna parte.

stava zitta
poi a luce spenta ha iniziato a parlare
& mi ha chiesto se volevo fare del sesso.

le finlandesi te lo succhiano come le russe e le estoni
hanno una loro tecnica particolare
poi mi ha tenuto stretto e siamo venuti insieme.

ho bisogno di qualcuno che rida e mi baci in pubblico,
che quando è qui mi faccia sentire bene con me stesso
che quando non c'è mi manchi.

ho smesso di copiare e mi ascolto,
non mi sorprendo mai però
ma imparo per dimenticare.
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venerdì, 29 giugno 2007

Ho seminato decadi di terza età,

frammenti di spreco e di vite non mie;

ho carpito i segreti ironici &

le albe marce di una metastasi di giorno.

 

Ho visto germogliare riflessi medici

sugli specchi delle case di cura abbandonate,

ho salutato il sole e la luna

che monotoni si alternavano sul mio terrazzo cittadino.

 

Ho un viaggio di carta pronto da ricordare

e da qui scopro i miei limiti da correggere ed ampliare.

Ho chiesto di averla, consigliato di prenderla

ed attendo facendo cose per colmare i presunti vuoti.

 

Sono alla ricerca del miglior fabbro, di un intruglio,

di un seguito al pensiero, di un tempo definito.

Sono un dente marcio che assorbe vita nuova

dalla saliva di Betty Bop & da buffi scheletri a fumetto.

 

Ho una propria personale rigenerazione di cellule e tessuti

dipendente dal desiderio che mi fluttua intorno,

è un processo incosciente, antico e vitale che si fonde

con il rito dell’acqua pura e di quella salmastra.

 

Rircordi Greyson Fills e gli album appesi al muro?

una casa a due piani, a broken cup of tea &

qualche bottiglia di scotch nascosta dalla badante

mentre io adolescente guardavo Wimbledon alla t.v..

 

Ho cresciuto gli echi, uno ad uno, con paziente deferenza.

In tunnel di metropolitana, le sanguinanti orecchie sorde,

sono fuggito con il terrore che pulsava negli occhi schizzati,

ho urlato nel vuoto, immobile, zittito da un treno in corsa.

 

Ho visto invecchiare e morire le memorie di quattro quartine,

sono andato a scuola e ne ho dipinto le mura col cuore in gola.

Ho scritto “arroyo” con la vernice rossa.

Ho pasticciato con le sequenze e dato loro materia senza anti-materia.

 

Sono un lupo affamato ed il padre che cerca il cibo,

il vecchio di turno ed il bambino in affitto.

Dentro una tenda mi illumino alla luce delle candele,

qualcuno dice “è una fiamma viva!” ed esce chiudendosi la zip.

 

Rimasto solo quindi esploro i miei sensi & cerco il seme della seduzione,

lo trovo e gli disegno un prifilo acuto.

E’ un gene perso nella catena di ogni giorno,

non ha un tetto nè una casa ma si applica senza sforzo.

 

Ho quello che sono e parafraso le inutilità inculcatemi:

un coniglio bianco torna ubriaco nel suo cilindro ,

la fodera lo aspetta col matterello levato, stanca delle sue uscite improvvise.

Lui sorride sardonico e fa spallucce.

 

Un soffio di vento mi rinfresca i pensieri d’afa che

lucidi danzano sulle superfici opache per cambiarle.

Ho un desiderio giovane, una malattia sottomessa,

una lezione già pronta ed un malcontento per tutto.

Ho odiato e continuo ad odiare il sommesso roboante vociare che

filtra tra gli spazi sottili dei miei corridoi mentali.

E’ lo scomodo esterno, il vasto sconosciuto che bussa forte alla porta

con le nocche sporche di stucco e resina.

 

Ho impiastricciato i cieli per celare l’incerto incedere

dei miei continui sbadigli, giù nell’appicume straniero;

mi sono ripetuto perchè interrotto,

nella lettura del sentiero, dai miei demoni.

 

Dimentico le pagine migliori nelle partenze assonnate &

faccio prostituire le mie parole lasciando pero’ che si scelgano i clienti;

i soldi vanno metà in beneficienza e metà al macero:

mi lusingano i grati sguardi che si allacciano la patta.

 

Sono un ruffiano a denominazione di origine controllata,

un penitente reicarnato ed ancora un perverso;

uno storico iroso ed un poeta.

Una barca che trova meno falle ed impara ad aggiustarle più rapidamente.

 

Ho alternato il tre ed il quattro, l’uno ed il due;

salito e disceso le note, sospirato alla luce ed la buio.

Mi sono perduto alla nausea tra le stesse impulsioni

ed ora le dissolvo, in attesa di sentirle di nuovo.

martedì, 19 giugno 2007
scheletri di erbivori ghignano al sole del deserto
& sono un paradosso
riflessi su questi tetti
& questi attici lontani.
Prima era diverso, forse assolutamente identico,
non riesco a distinguere
in quale punto dell'evoluzione mi trovi ora.

ho polpastrelli callosi ma sono un buon partito
& dovrei lasciare da parte la fretta
& le impellenze implorate al buio
& mettere tutto questo in ordine;
fissarlo con lunghi chiodi che non cederanno
al peso della cultura importata.
io, ora, sono qui.
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lunedì, 14 maggio 2007

Imparo a monetizzare l'imbarazzo

di sogni guancia a guancia,

la mancanza di te ha aperto tagli che goffo tento di ignorare.


Sangue scuro cola denso nei pertugi dell'anima,

dove mi nascondevo da bambino,

dove mi nascondo adesso


facendo finta di non avere poteri

per non uscire allo scoperto

per non rischiare


certo di una proxima vita

nella quale

volare davvero.

 

giovedì, 12 aprile 2007

Di fronte a me, c'é il nulla. 

Una finestra che si affaccia su tetti e finestre. Ma non c'é niente e niente é reale. Una finestra sul niente.

Il movimento é assente.

Tutto é seppellito da tonnellate di grigio a presa rapida e la luce pallida non riesce ad essere gialla ma bianca ed eterea rendendo l'immagine immobile. Un quadro squarciato da trenta secondi di sole nucleare, i raggi del quale, concentrati sul mio pallore lunare, coloreranno la mia anima e renderanno il grigio che ineluttabile seguirà ancora più avvolgente e onirico.

TUNF

Mi sveglio di colpo, il cuore che batte all'impazzata e i sensi all'erta, ma confusi dalla mancanza di ulteriori segnali. Immobile, nella penombra, cerco di capire cosa mi ha svegliato.

C'é qualcuno in casa.

Impossibile.

Il gatto é rimasto da qualche parte e cerca di uscire.

No, me ne sarei accorto.

Ho i brividi lungo tutta la schiena. E' tardi, non riesco a prendere sonno. Mi corico ma non c'é verso. Allora mi alzo ed ispeziono la casa, maniacalmente, senza successo. Rassicurato dai rumori che sento provenire dalla strada. Non sono l'ultimo uomo sulla terra. L'incubo di "28 giorni dopo" non é reale. Torno a letto a cerco di addormentarmi pensando alle cose da fare quando sarà mattina.

Mi addormento ma faccio sogni strani in cui donne puerpere supplicano neri vicari per una speranza di salvezza.

Sogni in cui le macchine sono liquide e Gaia, la terra,  é morta.

Mentre mi vesto, la mattina, scopro che a cadere é stato un pacco di vestiti appallottolati. Nessun gatto da maledire, nessun ladro, solo il caso o una vibrazione impercettibile. Eventi.

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Pensavo. Se scrivi non devi tenerti. Prima lo capisci e meno tempo perdi.

Uno squarcio nel petto e le mani violente a scaricare stracci di cuore in quello che scrivi.

Soffoca, e regala il tuo ultimo respiro all'inchiostro.

L'arte esige il tuo sacrificio, non si accontenta di svolazzi di talento e finte emozioni.

Per questo motivo forse, non sono né un attore di teatro né uno scrittore.

Perchè sono troppo snob per mostrarmi, preferisco farmi fraintendere.

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mercoledì, 04 aprile 2007
si va bene, troppe cose tutte insieme non sono gestibili.
si va bene, la paranoia torna a farsi preoccupante, come ai tempi.
si va bene, qualcuno di importante se ne è andato.
si va bene, a nessuno sembra fottergliene un cazzo.

però

cosa facciamo, stiamo qui a perdere capelli ed invecchiare precocemente

oppure

ci guardiamo intorno e reagiamo?

martedì, 06 marzo 2007

La felicità altrui non mi rallegra.

Sono convinto che la grandezza delle persone si veda quando le cose vanno bene, non quando vanno male. Sai perchè? Perchè quando sei giù e sei pieno di problemi é più facile essere obiettivi, sinceri con se stessi e con gli altri; i sentimenti sgorgano più puri, meno mascherati. Tutto questo accade perchè quando sei giù hai paura di non farcela ed il senso di colpa innato in ciascuno di noi ci rende più inclini al comportarci "meglio" con le persone che ci stanno intorno. Lo facciamo per scontare meno la pena.

Quando le cose vanno bene invece, é facile dimenticarsi di quando bene non stai. Facile fare gli splendidi, dimenticare chi ci sta intorno, i suoi bisogni, le sue peculiarità.

Per questo motivo la felicità altrui non mi rallegra. Se non in casi limitati.

 

John cazzo io e te ci saremmo divertiti davvero.

avremmo potuto usare le tempere e pure i pastelli.

 (paul has broken a glass paul's broken a glass a glass's broken poul's broken it)

lunedì, 19 febbraio 2007

Occhi tragici,

in una notte compatta,

ciclica & continua.

Sai che non esiste salvezza

per queste mani gialle

& per le cicatrici

che colano liquide

dai tuoi occhi tragici.

 

 

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