sabato, 14 marzo 2009

Everything sounds and looks like it happened centuries ago. Ho raggiunto un punto in cui con la coda dell’occhio mi accorgo di quanta strada ho fatto.


Non la posso più ignorare - devo voltare lo sguardo e guardare la curva panciuta della mia evoluzione sotterranea.


Strada percorsa principalmente per il gusto di camminare. Ho corso rapido e tutto sommato preciso verso una meta che non mi ero mai realmente prefissato.


Semplicemente, a volte mi rendo conto di quanto ho camminato, che sono in vita da 31 anni.


Sarà banale ma è necessario che scarichi ed installi la versione 2.0 perchè quella vecchia non funziona più bene nell’attuale scenario.


L’amore non mi ha deluso perchè non l’ho ancora incontrato. Anche se a volte Sarah mi manca da stare male e se vedo una sua foto mi si attorciglia un brutto nodo nello stomaco. Un nodo pesante e umido che mi sospira di tutti i suoi sorrisi - che non vedro’ più, che non saranno più per me.


Necessito un cambiamento di prospettiva; questi muri bassi mi comprimono la testa, mi impediscono di estendermi & correre.


Mi sono isolato - mi sono rinchiuso.


Ho una tristezza che mi grava nel cuore, da un mese a questa parte sono depresso, stanco, terribilmente noioso, petulante, pigro, poco brillante, discontinuo e ripetitivo.


Pare che voglia andarmene ma non so dove; non so scegliere. Le settimane scorrono ed il tempo rimane chiaramente una mia ossessione.


Come un gioco lisergico alla fine della notte: irrisolvibile - ma la soluzione appare misteriosamente vicina.


 [Ho sostituito un volo nel vuoto con un viaggio per il quale ho paura di partire]


 Ah, il padre,

La famiglia che ignori,

La lontananza che si svolge come una retta,

Due per due & una danza morbida –

raro sguardo che ti bacia le tempie.

 

Mi servo diverso. Più attento, meno attendista. Più coraggioso.


Alla dea chiedo luce.

sabato, 09 febbraio 2008

Amiamo i nostri figli ma siamo

deformati dalla pellicola;

punti rossi,

primipianipianinpianurapiatta

centrifugamilleallora

dove la testa gira – non torna

 

Sono il disfacimento

se mi sforzo di essere quello che non dovrei

io per editto divino – non dovrei

nessuno dovrebbe

essere quello che non dovrebbe.

Rido perchè vuoi fare le cose per bene ma dimentichi i solventi.

 

All’angolo,

dove le creature migrano.

In un angolo,

dove la memoria muore.

Siamo stracci & bivacchi

fatti per fare suoni e non per esprimere concetti.

 

Devi amare il tuo uomo.

Tenerlo per mano.

Fargli sentire

il mondo sul quale marciamo solenni

& ipocriti

& così capaci.

 

Ti supplico di scegliere me &

di insegnarmi ad amare.

Superare paure di certezze,

desideri miti

& sconsolati:

5volte5pernondiredipiù.

 

Cosa ci vuoi fare & in fondo che te ne frega

se ci copiamo le scottature dell’anima

a vicenda.

Arrivi a cavallo – scalza

sei un’immagine

che mi taglia in due.

domenica, 03 febbraio 2008
se non hai nulla da scrivere NON SCRIVERE.


venerdì, 29 giugno 2007

Ho seminato decadi di terza età,

frammenti di spreco e di vite non mie;

ho carpito i segreti ironici &

le albe marce di una metastasi di giorno.

 

Ho visto germogliare riflessi medici

sugli specchi delle case di cura abbandonate,

ho salutato il sole e la luna

che monotoni si alternavano sul mio terrazzo cittadino.

 

Ho un viaggio di carta pronto da ricordare

e da qui scopro i miei limiti da correggere ed ampliare.

Ho chiesto di averla, consigliato di prenderla

ed attendo facendo cose per colmare i presunti vuoti.

 

Sono alla ricerca del miglior fabbro, di un intruglio,

di un seguito al pensiero, di un tempo definito.

Sono un dente marcio che assorbe vita nuova

dalla saliva di Betty Bop & da buffi scheletri a fumetto.

 

Ho una propria personale rigenerazione di cellule e tessuti

dipendente dal desiderio che mi fluttua intorno,

è un processo incosciente, antico e vitale che si fonde

con il rito dell’acqua pura e di quella salmastra.

 

Rircordi Greyson Fills e gli album appesi al muro?

una casa a due piani, a broken cup of tea &

qualche bottiglia di scotch nascosta dalla badante

mentre io adolescente guardavo Wimbledon alla t.v..

 

Ho cresciuto gli echi, uno ad uno, con paziente deferenza.

In tunnel di metropolitana, le sanguinanti orecchie sorde,

sono fuggito con il terrore che pulsava negli occhi schizzati,

ho urlato nel vuoto, immobile, zittito da un treno in corsa.

 

Ho visto invecchiare e morire le memorie di quattro quartine,

sono andato a scuola e ne ho dipinto le mura col cuore in gola.

Ho scritto “arroyo” con la vernice rossa.

Ho pasticciato con le sequenze e dato loro materia senza anti-materia.

 

Sono un lupo affamato ed il padre che cerca il cibo,

il vecchio di turno ed il bambino in affitto.

Dentro una tenda mi illumino alla luce delle candele,

qualcuno dice “è una fiamma viva!” ed esce chiudendosi la zip.

 

Rimasto solo quindi esploro i miei sensi & cerco il seme della seduzione,

lo trovo e gli disegno un prifilo acuto.

E’ un gene perso nella catena di ogni giorno,

non ha un tetto nè una casa ma si applica senza sforzo.

 

Ho quello che sono e parafraso le inutilità inculcatemi:

un coniglio bianco torna ubriaco nel suo cilindro ,

la fodera lo aspetta col matterello levato, stanca delle sue uscite improvvise.

Lui sorride sardonico e fa spallucce.

 

Un soffio di vento mi rinfresca i pensieri d’afa che

lucidi danzano sulle superfici opache per cambiarle.

Ho un desiderio giovane, una malattia sottomessa,

una lezione già pronta ed un malcontento per tutto.

Ho odiato e continuo ad odiare il sommesso roboante vociare che

filtra tra gli spazi sottili dei miei corridoi mentali.

E’ lo scomodo esterno, il vasto sconosciuto che bussa forte alla porta

con le nocche sporche di stucco e resina.

 

Ho impiastricciato i cieli per celare l’incerto incedere

dei miei continui sbadigli, giù nell’appicume straniero;

mi sono ripetuto perchè interrotto,

nella lettura del sentiero, dai miei demoni.

 

Dimentico le pagine migliori nelle partenze assonnate &

faccio prostituire le mie parole lasciando pero’ che si scelgano i clienti;

i soldi vanno metà in beneficienza e metà al macero:

mi lusingano i grati sguardi che si allacciano la patta.

 

Sono un ruffiano a denominazione di origine controllata,

un penitente reicarnato ed ancora un perverso;

uno storico iroso ed un poeta.

Una barca che trova meno falle ed impara ad aggiustarle più rapidamente.

 

Ho alternato il tre ed il quattro, l’uno ed il due;

salito e disceso le note, sospirato alla luce ed la buio.

Mi sono perduto alla nausea tra le stesse impulsioni

ed ora le dissolvo, in attesa di sentirle di nuovo.

lunedì, 14 maggio 2007

Imparo a monetizzare l'imbarazzo

di sogni guancia a guancia,

la mancanza di te ha aperto tagli che goffo tento di ignorare.


Sangue scuro cola denso nei pertugi dell'anima,

dove mi nascondevo da bambino,

dove mi nascondo adesso


facendo finta di non avere poteri

per non uscire allo scoperto

per non rischiare


certo di una proxima vita

nella quale

volare davvero.

 

giovedì, 12 aprile 2007

Di fronte a me, c'é il nulla. 

Una finestra che si affaccia su tetti e finestre. Ma non c'é niente e niente é reale. Una finestra sul niente.

Il movimento é assente.

Tutto é seppellito da tonnellate di grigio a presa rapida e la luce pallida non riesce ad essere gialla ma bianca ed eterea rendendo l'immagine immobile. Un quadro squarciato da trenta secondi di sole nucleare, i raggi del quale, concentrati sul mio pallore lunare, coloreranno la mia anima e renderanno il grigio che ineluttabile seguirà ancora più avvolgente e onirico.

TUNF

Mi sveglio di colpo, il cuore che batte all'impazzata e i sensi all'erta, ma confusi dalla mancanza di ulteriori segnali. Immobile, nella penombra, cerco di capire cosa mi ha svegliato.

C'é qualcuno in casa.

Impossibile.

Il gatto é rimasto da qualche parte e cerca di uscire.

No, me ne sarei accorto.

Ho i brividi lungo tutta la schiena. E' tardi, non riesco a prendere sonno. Mi corico ma non c'é verso. Allora mi alzo ed ispeziono la casa, maniacalmente, senza successo. Rassicurato dai rumori che sento provenire dalla strada. Non sono l'ultimo uomo sulla terra. L'incubo di "28 giorni dopo" non é reale. Torno a letto a cerco di addormentarmi pensando alle cose da fare quando sarà mattina.

Mi addormento ma faccio sogni strani in cui donne puerpere supplicano neri vicari per una speranza di salvezza.

Sogni in cui le macchine sono liquide e Gaia, la terra,  é morta.

Mentre mi vesto, la mattina, scopro che a cadere é stato un pacco di vestiti appallottolati. Nessun gatto da maledire, nessun ladro, solo il caso o una vibrazione impercettibile. Eventi.

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Pensavo. Se scrivi non devi tenerti. Prima lo capisci e meno tempo perdi.

Uno squarcio nel petto e le mani violente a scaricare stracci di cuore in quello che scrivi.

Soffoca, e regala il tuo ultimo respiro all'inchiostro.

L'arte esige il tuo sacrificio, non si accontenta di svolazzi di talento e finte emozioni.

Per questo motivo forse, non sono né un attore di teatro né uno scrittore.

Perchè sono troppo snob per mostrarmi, preferisco farmi fraintendere.

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by Moats | commenti (2) | commenti (2)(popup)
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