sabato, 09 febbraio 2008

Amiamo i nostri figli ma siamo

deformati dalla pellicola;

punti rossi,

primipianipianinpianurapiatta

centrifugamilleallora

dove la testa gira – non torna

 

Sono il disfacimento

se mi sforzo di essere quello che non dovrei

io per editto divino – non dovrei

nessuno dovrebbe

essere quello che non dovrebbe.

Rido perchè vuoi fare le cose per bene ma dimentichi i solventi.

 

All’angolo,

dove le creature migrano.

In un angolo,

dove la memoria muore.

Siamo stracci & bivacchi

fatti per fare suoni e non per esprimere concetti.

 

Devi amare il tuo uomo.

Tenerlo per mano.

Fargli sentire

il mondo sul quale marciamo solenni

& ipocriti

& così capaci.

 

Ti supplico di scegliere me &

di insegnarmi ad amare.

Superare paure di certezze,

desideri miti

& sconsolati:

5volte5pernondiredipiù.

 

Cosa ci vuoi fare & in fondo che te ne frega

se ci copiamo le scottature dell’anima

a vicenda.

Arrivi a cavallo – scalza

sei un’immagine

che mi taglia in due.

domenica, 03 febbraio 2008
se non hai nulla da scrivere NON SCRIVERE.


venerdì, 29 giugno 2007

Ho seminato decadi di terza età,

frammenti di spreco e di vite non mie;

ho carpito i segreti ironici &

le albe marce di una metastasi di giorno.

 

Ho visto germogliare riflessi medici

sugli specchi delle case di cura abbandonate,

ho salutato il sole e la luna

che monotoni si alternavano sul mio terrazzo cittadino.

 

Ho un viaggio di carta pronto da ricordare

e da qui scopro i miei limiti da correggere ed ampliare.

Ho chiesto di averla, consigliato di prenderla

ed attendo facendo cose per colmare i presunti vuoti.

 

Sono alla ricerca del miglior fabbro, di un intruglio,

di un seguito al pensiero, di un tempo definito.

Sono un dente marcio che assorbe vita nuova

dalla saliva di Betty Bop & da buffi scheletri a fumetto.

 

Ho una propria personale rigenerazione di cellule e tessuti

dipendente dal desiderio che mi fluttua intorno,

è un processo incosciente, antico e vitale che si fonde

con il rito dell’acqua pura e di quella salmastra.

 

Rircordi Greyson Fills e gli album appesi al muro?

una casa a due piani, a broken cup of tea &

qualche bottiglia di scotch nascosta dalla badante

mentre io adolescente guardavo Wimbledon alla t.v..

 

Ho cresciuto gli echi, uno ad uno, con paziente deferenza.

In tunnel di metropolitana, le sanguinanti orecchie sorde,

sono fuggito con il terrore che pulsava negli occhi schizzati,

ho urlato nel vuoto, immobile, zittito da un treno in corsa.

 

Ho visto invecchiare e morire le memorie di quattro quartine,

sono andato a scuola e ne ho dipinto le mura col cuore in gola.

Ho scritto “arroyo” con la vernice rossa.

Ho pasticciato con le sequenze e dato loro materia senza anti-materia.

 

Sono un lupo affamato ed il padre che cerca il cibo,

il vecchio di turno ed il bambino in affitto.

Dentro una tenda mi illumino alla luce delle candele,

qualcuno dice “è una fiamma viva!” ed esce chiudendosi la zip.

 

Rimasto solo quindi esploro i miei sensi & cerco il seme della seduzione,

lo trovo e gli disegno un prifilo acuto.

E’ un gene perso nella catena di ogni giorno,

non ha un tetto nè una casa ma si applica senza sforzo.

 

Ho quello che sono e parafraso le inutilità inculcatemi:

un coniglio bianco torna ubriaco nel suo cilindro ,

la fodera lo aspetta col matterello levato, stanca delle sue uscite improvvise.

Lui sorride sardonico e fa spallucce.

 

Un soffio di vento mi rinfresca i pensieri d’afa che

lucidi danzano sulle superfici opache per cambiarle.

Ho un desiderio giovane, una malattia sottomessa,

una lezione già pronta ed un malcontento per tutto.

Ho odiato e continuo ad odiare il sommesso roboante vociare che

filtra tra gli spazi sottili dei miei corridoi mentali.

E’ lo scomodo esterno, il vasto sconosciuto che bussa forte alla porta

con le nocche sporche di stucco e resina.

 

Ho impiastricciato i cieli per celare l’incerto incedere

dei miei continui sbadigli, giù nell’appicume straniero;

mi sono ripetuto perchè interrotto,

nella lettura del sentiero, dai miei demoni.

 

Dimentico le pagine migliori nelle partenze assonnate &

faccio prostituire le mie parole lasciando pero’ che si scelgano i clienti;

i soldi vanno metà in beneficienza e metà al macero:

mi lusingano i grati sguardi che si allacciano la patta.

 

Sono un ruffiano a denominazione di origine controllata,

un penitente reicarnato ed ancora un perverso;

uno storico iroso ed un poeta.

Una barca che trova meno falle ed impara ad aggiustarle più rapidamente.

 

Ho alternato il tre ed il quattro, l’uno ed il due;

salito e disceso le note, sospirato alla luce ed la buio.

Mi sono perduto alla nausea tra le stesse impulsioni

ed ora le dissolvo, in attesa di sentirle di nuovo.

mercoledì, 21 febbraio 2007

D#m7                                                            Cm

Sono pazzo ma conosco le regole del gioco

D#/D#m F/Fm B

F/Fm D#m/D# B

________

Dope aver postato questo svalvolo concepito ieri sera (senza rendermene conto) e che risulterà di difficile comprensione in quanto non indico il tempo ma solo gli accordi, va aggiunto che sono al lavoro, davvero, con gente diversa che suona strumenti diversi. Obiettivo? impegnarsi.

 

 

 

 

 

 

by Moats | commenti (1) | commenti (1)(popup)
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