mercoledì, 08 aprile 2009
Posso creare suoni e immaginarli di gomma,
nella mia testa,
ma fingo inquietudine all'idea del rifiuto &
su questi tetti mi sgonfio e mi gonfio, mi gonfio
al clamore umano di un dubbio banale.

Una tempesta elettrica si annuncia tra piccole bollicine di impulsi che
mi si rivelano davanti agli occhi;
il tuo piacere distratto eccita & stordisce -
cane lasciato solo non sarai il tuo pasto &
la discesa é ripida dai picchi di sale.

Tre cinquine per due sensi ed un desiderio segreto.
Abbiamo pance piatte, gonfie;
mani d'armonia, d'ossa e d'artrosi;
sei un nervo scoperto ed un seno rosa,
un punto che sogno di unire.
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martedì, 03 marzo 2009
Mi rendo conto inaspettatamente che veniamo da mondi totalmente diversi. La consapevolezza mi ha investito questa mattina mentre ascoltava D'alema dire 'cose di sinistra', Moretti sarebbe contento di sapere che l'attuale Presidente della fondazione 'ItalianiEuropei' ha detto cose tipo che a) esiste un deficit di giustizia sociale e che l'attuale crisi ha origine nelle classi più povere della società americana ed è stata aggravata dalle istituzioni finanziarie  - e b)  che negli ultimi anni l'aumento della diseguaglianza sociale in alcuni grandi paesi occidentali, tra cui gli USA, è stata eclatante  ed ha messo in luce la relazione tra tale aumento  e la produttività del lavoro.

In ogni caso, non è questo il punto.

Il punto è lo scontro di mondi diversi. Io giro tra istituzioni europee, uffici di rappresentanza e dibattiti mentre tu te ne stai a casa, statica, aspettando pazienti. Il tuo mondo è intimo, forse un po' provinciale,, domestico, nazionale e cosi' poco europeo da lasciarmi interdetto. Tu dici 'bourgeoise' ma io lo vedo come un bourgeoise di cento anni fa, cieco e troppo legato al territorio locale. Tutto sommato, è poco interessante. Rappresenta la piccola borghesia e non la grande nobiltà.

Se fosse la grande nobiltà lo capirei, si intende, ma cosi' no e mi fa anche un po' pena.


Il mio mondo è Europa. Poliglotta. Socialista. Forse naive all'apparenza di una qualsiasi serata di chiacchiere tra amici ma non sottovalutare il significato che
rappresenta per il futuro dell'Europa una riunione di trentenni italiani, inglesi, americani, canadesi, spagnoli e belgi che parlano lingue che non sono le loro e scambiano opinioni sul Ruanda o sul piano economico americano .

Noi siamo il futuro.

E se il futuro ti spaventa, non lo capisci o ti fa sentire come 'una che non c'entra', mi dispiace ma è un problema tuo.

lunedì, 05 maggio 2008
mettiamoci insieme.

da un giorno all'altro, senza preparativi o buffi convenevoli.

e poi inventiamoci un modo per vivere più vite possibili.
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venerdì, 29 febbraio 2008

giusto per tenere il cervello impegnato, mica per altro.

scusami, comunque.

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domenica, 03 febbraio 2008
se non hai nulla da scrivere NON SCRIVERE.


mercoledì, 19 settembre 2007

Butterflies

 (canzone in la minore)

 

 

I’ve  lost my pieces in the inspiration that

I want to give to you

 

Playing with the toys you gave me I’m wondering

If you just like to play

 

I think I want to know your answers but I’m scared

I’m getting none

Or those

I don’t want to hear

 

Your words just spin around

 

When you talk about butterflies

You talk about butterflies

You talk about butterflies, do you mean it?

 

When you talk about butterflies

You talk about butterflies

You talk about butterflies do you mean it?

(or you’re just mean)

 

You have to know about the gloom that’s chasing me,

don’t think it’s serious though

 

Tell me if I’m guessing right something I can’t know

I’ve changed so many times

 

This song’s to tell you that

For a moment

A lapse

But you’ve been the one

 

Your words just spin around

 

When you talk about butterflies

You talk about butterflies

You talk about butterflies do you mean it?

 

When you talk about butterflies

You talk about buterflies

You talk about butterflies do you mean it?

(or you’re just mean)

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venerdì, 29 giugno 2007

Ho seminato decadi di terza età,

frammenti di spreco e di vite non mie;

ho carpito i segreti ironici &

le albe marce di una metastasi di giorno.

 

Ho visto germogliare riflessi medici

sugli specchi delle case di cura abbandonate,

ho salutato il sole e la luna

che monotoni si alternavano sul mio terrazzo cittadino.

 

Ho un viaggio di carta pronto da ricordare

e da qui scopro i miei limiti da correggere ed ampliare.

Ho chiesto di averla, consigliato di prenderla

ed attendo facendo cose per colmare i presunti vuoti.

 

Sono alla ricerca del miglior fabbro, di un intruglio,

di un seguito al pensiero, di un tempo definito.

Sono un dente marcio che assorbe vita nuova

dalla saliva di Betty Bop & da buffi scheletri a fumetto.

 

Ho una propria personale rigenerazione di cellule e tessuti

dipendente dal desiderio che mi fluttua intorno,

è un processo incosciente, antico e vitale che si fonde

con il rito dell’acqua pura e di quella salmastra.

 

Rircordi Greyson Fills e gli album appesi al muro?

una casa a due piani, a broken cup of tea &

qualche bottiglia di scotch nascosta dalla badante

mentre io adolescente guardavo Wimbledon alla t.v..

 

Ho cresciuto gli echi, uno ad uno, con paziente deferenza.

In tunnel di metropolitana, le sanguinanti orecchie sorde,

sono fuggito con il terrore che pulsava negli occhi schizzati,

ho urlato nel vuoto, immobile, zittito da un treno in corsa.

 

Ho visto invecchiare e morire le memorie di quattro quartine,

sono andato a scuola e ne ho dipinto le mura col cuore in gola.

Ho scritto “arroyo” con la vernice rossa.

Ho pasticciato con le sequenze e dato loro materia senza anti-materia.

 

Sono un lupo affamato ed il padre che cerca il cibo,

il vecchio di turno ed il bambino in affitto.

Dentro una tenda mi illumino alla luce delle candele,

qualcuno dice “è una fiamma viva!” ed esce chiudendosi la zip.

 

Rimasto solo quindi esploro i miei sensi & cerco il seme della seduzione,

lo trovo e gli disegno un prifilo acuto.

E’ un gene perso nella catena di ogni giorno,

non ha un tetto nè una casa ma si applica senza sforzo.

 

Ho quello che sono e parafraso le inutilità inculcatemi:

un coniglio bianco torna ubriaco nel suo cilindro ,

la fodera lo aspetta col matterello levato, stanca delle sue uscite improvvise.

Lui sorride sardonico e fa spallucce.

 

Un soffio di vento mi rinfresca i pensieri d’afa che

lucidi danzano sulle superfici opache per cambiarle.

Ho un desiderio giovane, una malattia sottomessa,

una lezione già pronta ed un malcontento per tutto.

Ho odiato e continuo ad odiare il sommesso roboante vociare che

filtra tra gli spazi sottili dei miei corridoi mentali.

E’ lo scomodo esterno, il vasto sconosciuto che bussa forte alla porta

con le nocche sporche di stucco e resina.

 

Ho impiastricciato i cieli per celare l’incerto incedere

dei miei continui sbadigli, giù nell’appicume straniero;

mi sono ripetuto perchè interrotto,

nella lettura del sentiero, dai miei demoni.

 

Dimentico le pagine migliori nelle partenze assonnate &

faccio prostituire le mie parole lasciando pero’ che si scelgano i clienti;

i soldi vanno metà in beneficienza e metà al macero:

mi lusingano i grati sguardi che si allacciano la patta.

 

Sono un ruffiano a denominazione di origine controllata,

un penitente reicarnato ed ancora un perverso;

uno storico iroso ed un poeta.

Una barca che trova meno falle ed impara ad aggiustarle più rapidamente.

 

Ho alternato il tre ed il quattro, l’uno ed il due;

salito e disceso le note, sospirato alla luce ed la buio.

Mi sono perduto alla nausea tra le stesse impulsioni

ed ora le dissolvo, in attesa di sentirle di nuovo.

lunedì, 14 maggio 2007

Imparo a monetizzare l'imbarazzo

di sogni guancia a guancia,

la mancanza di te ha aperto tagli che goffo tento di ignorare.


Sangue scuro cola denso nei pertugi dell'anima,

dove mi nascondevo da bambino,

dove mi nascondo adesso


facendo finta di non avere poteri

per non uscire allo scoperto

per non rischiare


certo di una proxima vita

nella quale

volare davvero.

 

mercoledì, 09 maggio 2007

In una città dove la notte non viene mai

&

le parole sono più importanti dei fatti che seguono alcune parole,

io sono a metà.

 

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martedì, 20 marzo 2007

Oggi faccio un anno qui dentro ma nessuno lo sa oppure ha voglia di festeggiare.

L'avresti mai detto un anno fa, quando navigavi da un pub all'altro e pianificavi fughe musicali?



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