martedì, 27 febbraio 2007

Introduzione


Cervello

distante, isolato, dormiente;

il mio cervello affogato si riposa.

Sogno lo spazio che separa il mio cervello

dalla testa.

Il cuscinetto a sfera isolante,

la gialla callosa gommapiuma di terminazioni nervose

e gli impulsi che oggi non partono

e non si perdono

per i corridoi

rumorosi e pesanti,

interrotti e senza uscita,

in costruzione.


Cervello & testa

& mente

& cervello alato

che vola e se ne va:

lo cerco e lo riprendo

lo perdo ma lo controllo.

Cervello & marmellata sciolta nel microonde,

dolce e appiccicosa

come le note di zucchero

che cullano il mio cervello

nella veglia dormiente che

precede il sonno vacuo

di un prurito d’insonnia.


Corpo


Liquore in blu a scaldarti l’anima e fiori accanto al monumento dei caduti.

Non m’interessa, non sono i miei.

Manco totalmente di solidarietà umana perché sono troppo preso a tenere i miei pezzi assieme, ma difficilmente ci riesco, vanno persi ogni volta che apro bocca o alzo una mano.

Sono un individuo di problemi, sono una persona con problemi e la gola arsa e le labbra secche che cammina sul ghiaccio che scricchiola e sta per rompersi.



Nutrendosi dei sogni e dei profumi altrui

sconfigge la polvere

versandosi liquori nella gola.


Sono un serpente imprigionato in un tubo che soffoca e muore, quando non riesco a dormire.

Vedo la gente passare e trovo lo faccia troppo vicino per i miei gusti, ride, ha i capelli verdi e ti guarda per lunghi secondi negli occhi, io porto gli occhiali, ho una doppia vita e non mi riconoscono.

Non m’interessa la celebrazione del fasullo, non mi piace la vostra pacifica resistenza e non accetto quest’attacco criminale, è sufficiente per essere considerati senza problemi?

Ma qui si parla del globalmente sociale, io mi riferisco allo strettamente personale.

Cinque minuti di infuso nell’acqua calda, due o tre dita del mio whiskey preferito, una dozzina di tracce su di un cd d’eccezione ed ecco pronta l’immagine al limite, al limite un’ immagine.

Sono nato nel paese giusto con la testa sbagliata, sono nato nel paese sbagliato con la testa giusta: sono nato e basta e qualcosa recrimino.

Troppo presto per invecchiare e troppo tardi per niente.

Io ancora non sorrido ma guardo gli scatti dei flash in giro chiedendomi cosa ci faccio qui.

Non chiudete la biblioteca neppure la domenica neppure per l’Impero Romano, non chiudetela mai perché abbiamo bisogno di pace e libri e segni nell’aria e di fare “shhhhh” stizziti ed irritati all’indirizzo di laureande acneiche.

Non chiudete la biblioteca neppure la notte neppure per Napoleone Bonaparte non chiudetela mai perché ci tinge i sogni di buono.

Non chiudeteci più qui perché abbiamo il senso del ritmo ma non sappiamo ballare, non chiudeteci, non chiudeteci gli occhi, la bocca, la possibilità di vedere, di parlare, di non essere visti, di non essere interpellati.

Sono una persona stanca, una persona con dei problemi che vuole davvero coltivare un orto amando un po’. Un individuo insicuro che ama i vegetali e le donne, la gomma e le distanze.

Un po’ di carne e muscoli e ossa e cervello che calcano la terra spingendo forte calcando di tallone l’inferno non digerendo cosa ci sia a non andare, cosa bisogna fare per la cura del numero giusto.

Perché muovi la mano in segno di saluto, sai che abbiamo deciso di non contraccambiarci, perché mi vieni accanto e mi parli delle persone che camminano all’indietro le vedo anche io le vedo anche io ma non posso spiegarle e non voglio capire.

“Torna indietro” lei dice, “vai a casa” mi ripete.

“Non posso” dico io, “non lascerò questo mare di ghiaccio senza aver prima costruito la mia torre”.

Una torre da lasciare, di Babele per capire se i dizionari non sono sufficienti per comprendere le lingue e le sfumature, le tue falsità e le tue corde.

Perché ti avvicini se sai che non ti parlerò e non sarò amichevole, vuoi che ti spieghi che penso sia un bene non capire del tutto? Non capire del tutto i bambini perché ne saremmo spaventati?

Vuoi che ti parli ancora dell’educazione non ricevuta e della possibilità di tutte le cose?

Non preferisci tacere e diventare parte dei miei monologhi d’ansia?

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mercoledì, 21 febbraio 2007

D#m7                                                            Cm

Sono pazzo ma conosco le regole del gioco

D#/D#m F/Fm B

F/Fm D#m/D# B

________

Dope aver postato questo svalvolo concepito ieri sera (senza rendermene conto) e che risulterà di difficile comprensione in quanto non indico il tempo ma solo gli accordi, va aggiunto che sono al lavoro, davvero, con gente diversa che suona strumenti diversi. Obiettivo? impegnarsi.

 

 

 

 

 

 

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lunedì, 19 febbraio 2007

Occhi tragici,

in una notte compatta,

ciclica & continua.

Sai che non esiste salvezza

per queste mani gialle

& per le cicatrici

che colano liquide

dai tuoi occhi tragici.

 

 

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domenica, 04 febbraio 2007
The world is full of amazingly talented brilliant people.
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sabato, 03 febbraio 2007
Il difficile è smettere di pensare come se stessi scrivendo e cominciare a scrivere davvero. Succede di continuo: penso cose che vorrei scrivere ma sono sempre nel momento e nel posto sbagliato. Il che non significa in cima ad una montagna senza carta ne penna, non significa durante un concerto punk ma può semplicemente voler dire che sono in cucina a lavare i piatti e so che il tempo che mi asciugo le mani ed apro il blog avrò perso l'ispirazione. Ironico no?

La notte scorsa stringevo le mani di mia nonna triste ed ero di Ferrara. L'ultima volta che le ho parlato era in ospedale, dopo una brutta caduta che le aveva rotto il femore. Aveva una vocina tanto flebile ed era tanto giù. Non era più la voce di Radio Londra, quella che insegnava latino ai ragazzi londinesi durante la seconda guerra mondiale, quella che raccontava a me e mia sorella le storie della volpe Emma (anche se esiste una diatriba in corso sul fatto che fosse una talpa e non una volpe, è tutto in mano agli avvocati) con quell'accento British che non era mai sparito del tutto (chiedere ad Edwardo per esempio).

Insomma la mia nonna mi manca perchè con lei sono cresciuto. Tutto qui. Visto che non la posso chiamare ho deciso di chiamare l'altra. Con skype che ho appena ricaricato. Una bella conversazione surreale in cui parlerà solo lei saltando da un argomento all'altro senza nemmeno rendersene conto; trovando collegamenti impossibili tra persone, luoghi e momenti che ignora che io ignori. Ma è una brava donna. Tanto sola.

Saltando di palo in frasca (credo sia la prima volta nella mia vita che utilizzo quest'espressione), ho aperto uno spazio su myspace. Come suggerisce la parola stessa, non potevo in effetti aprire altro su myspace. Nome provvisorio bleedinbrain. Devo ancora metterci qualcosa, per il momento è vuoto. Vado a comprare il microfono adesso adesso, quindi, se mi scusate, chiudo qui.

Oggi è un sabato che ho intenzione di vivere davvero, tra musica, calcio, concerto e festa.

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